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Marica Melone Quando la danza ti sceglie 

Marica Melone
Marica Melone

Quando la danza ti sceglie

Quando la danza ti sceglie

Mariacarmela Melone nasce il 2 settembre 1995 a Polla, ma fin da piccolissima per tutti è Marica: un nome più corto che tiene insieme i suoi due nomi come un abbraccio. 

Marica cresce in una casa dove la musica e il movimento non sono qualcosa da imparare, ma un linguaggio che esiste da sempre. Prima ancora di sapere cosa significhi “ballare”, il suo corpo risponde ai suoni che lo attraversano.

Da bambina danza senza sosta: balla in casa, balla da sola, balla persino con la propria ombra. Non segue passi, non imita nessuno. È come se qualcosa, dentro di lei, sapesse già cosa fare. La madre la sorprende spesso in camera, assorta, rapita da un ritmo silenzioso che sembra appartenerle intimamente.

EREDITà E FAMIGLIA 

Quel dono non nasce dal nulla. Affonda le radici nella storia della sua famiglia, in una memoria che passa di corpo in corpo. La nonna materna, Nonna Carmela, è stata una straordinaria ballerina di tarantella, chiamata a danzare in ogni festa del paese. Si racconta che una notte ballò per ore, senza mai fermarsi, fino a crollare sfinita accanto a una finestra aperta. Il freddo le regalò una bronchite così forte che dovettero curarla con continue iniezioni di penicillina. Lei, ridendo e lamentandosi allo stesso tempo, ha sempre sostenuto che da quel raffreddore le fosse rimasto persino il naso storto: «mo tènghë nu nasë stuórtë» (” Adesso ho il naso storto” Cit. Nonna Carmela In dialetto Satrianese). Marica oggi racconta questa storia sorridendo. Se il freddo aveva piegato il corpo di Nonna Carmela, il ritmo, invece, non l’aveva mai abbandonata.

Da lei Marica eredita non solo una parte del nome, ma qualcosa di più profondo: un ascolto che nasce dalla carne prima che dal pensiero, una danza che sgorga da dentro, senza bisogno di essere spiegata. 

Marica Melone

Anche il nonno Antonio fa parte di questo universo sonoro. Canta sempre: sotto una quercia, su una panchina, nelle ore lente del giorno. Intona melodie popolari, lamenti antichi, preghiere che diventano canto e canti che assomigliano a preghiere. La nonna, a volte, lo rimprovera sorridendo: «Ma a vole fërniššë cu stu lamiéndë» (Ma la vuole finire con questo lamento Cit. Nonna Carmela in dialetto satrianese). Eppure quel canto non si interrompe mai. Accompagna l’infanzia di Marica come un battito costante, educandola all’ascolto. Tra i due, il legame con la nonna Carmela è speciale: i gesti, le storie e le cure di lei diventano un rifugio e un faro quotidiano.

Intorno a loro, la casa è piena di suoni: la fisarmonica e la pianola del padre, le risate e i piccoli gesti condivisi con il fratello Domenico. Crescono così momenti di famiglia, esperienze comuni che rafforzano legami e radici, trasformando ogni gesto quotidiano in un insegnamento silenzioso.

Cosi cresce in questo universo familiare, che è insieme casa, origine ed eredità. Senza rendersene conto, il suo corpo si prepara. La musica e la danza non sono ancora una scelta, né un percorso consapevole: sono già lì, presenti fin dall’inizio, come se l’avessero riconosciuta prima ancora che lei potesse riconoscere loro. Marica cresce così, immersa in un mondo che canta, suona, danza. Nessuno le insegna l’arte, eppure è da questo intreccio familiare che tutto comincia.

Radici e ricordi: un filo da seguire

La sua formazione prende una direzione decisiva già durante la scuola primaria. Ricorda ancora con chiarezza le parole della maestra Maria Palermo: “Quando si gioca, si gioca. Quando si lavora, si lavora”. Quei momenti di gioco erano pura felicità, ma proprio a scuola nasce il suo primo vero progetto culturale: Il filo della Memoria “Radici”, realizzato insieme alle classi di III-IV-V e sotto la guida attenta delle maestre Maria Palermo C. – Antonietta Meliande – Maria Rotundo.

Racconta che trascorreva pomeriggi a intervistare persone anziane, curiosa di ascoltare aneddoti, canti, poesie in dialetto: ogni parola, ogni racconto diventava un piccolo tesoro da custodire. Quei pomeriggi non erano solo un’attività scolastica, ma una vera e propria lezione di vita, in cui imparava a osservare, ascoltare e rispettare la memoria degli altri. Questo progetto è rimasto per sempre nel suo cuore e ha rappresentato il primo passo verso un amore consapevole per la cultura popolare.

Da quell’esperienza nasce anche una recita interamente in dialetto satrianese, con balli e la canzone popolare Vi Cumm’ Abball’ Bell’ (tradizionale di Tricarico). Era il primo seme di una passione destinata a crescere, ma anche la dimostrazione concreta di come la scuola e le insegnanti possano incidere profondamente sul futuro di un bambino: non solo trasmettendo conoscenze, ma stimolando curiosità, creatività e amore per le proprie radici culturali.

Marica Melone il filo della memoria
Anni 2003/2006 Marica lo sa bene: senza la guida attenta, la pazienza e l’entusiasmo delle maestre, quella curiosità forse non avrebbe mai trovato un terreno fertile. È un piccolo grande esempio di quanto il ruolo degli educatori vada ben oltre i libri di testo, diventando catalizzatore di esperienze che possono segnare un’intera vita.

L’Incontro decisivo

Negli anni delle scuole medie e del liceo pedagogico a indirizzo linguistico, Marica sogna di diventare guida turistica. Le lingue la affascinano, aprono mondi lontani, ma la danza, silenziosa come sempre, la chiama di nuovo. L’incontro decisivo avviene quasi per caso, alla fermata dell’autobus: Marica propone a un’amica di iscriversi ai corsi di Maria Anna Nolè, una delle più importanti ballerine di danze popolari lucane, ma l’amica esita. Accanto a loro c’è Rebecca, che subito mostra entusiasmo. Da quel momento le due ragazze non si lasceranno più e Marica ci confessa che anche se Rebecca sta alle sue spalle sa esattamente quello che sta facendo, proprio come la sua ombra che già la accompagnava da piccola.

legamI e amore incondizionato 

Nel 2011 Marica entra ufficialmente nei Cant’ieri. La sua prima esibizione avviene a Pantanelle, durante la festa di San Vito, e da quel momento la collaborazione diventa costante fino al 2019: feste popolari, matrimoni, eventi, ogni esperienza un’occasione di crescita. Tra gli aneddoti che Marica racconta c’è quello di un matrimonio, quando, ancora giovanissima, si presentò nel luogo sbagliato insieme a Rebecca, confondendo due sale di ricevimenti lontane tra loro. Sorridendo sente ancora l’imbarazzo e le risate di quel momento, e come quell’errore le abbia insegnato a curare ogni dettaglio e a custodire con attenzione ogni appuntamento, come un piccolo tesoro.  

Marica Melone Cant'ieri
Marica Melone

Parallelamente agli studi universitari a Matera, dove frequenta Beni Culturali, Marica approfondisce il legame tra danza, territorio e identità. I corsi di Antropologia Culturale con il professor Francesco Marano rafforzano il suo interesse per la ricerca etnografica: interviste, esplorazioni dei rioni e dei Sassi, studio delle tradizioni locali. Proseguendo negli studi, la sua tesi, basata sugli studi del professor Giuseppe Gala, la porta a confrontarsi con l’etnocoreologia e con il lavoro di uno dei pochi studiosi italiani specializzati nella documentazione audiovisiva delle danze tradizionali, creatore dell’Archivio della Taranta a Firenze. Grazie a questo incontro, Marica sviluppa uno sguardo sempre più oggettivo e consapevole sulla danza lucana, spesso oscurata dal predominio della pizzica pugliese.  Intanto, l’amicizia con Rebecca si trasforma in un legame profondo, quasi come tra sorelle, costruito attraverso viaggi, prove e serate condivise. 

Agape Danze Popolari

Nel 2015 nasce Agape  Danze Popolari, un duo artistico e umano fondato sull’idea di amore incondizionato: il nome deriva dal greco agápē, che indica un amore profondo, disinteressato, la volontà di cercare il bene dell’altro senza aspettarsi nulla in cambio. Agape diventa sintonia perfetta, un solo corpo che danza anche senza guardarsi, frutto di anni di esperienza condivisa, di fiducia reciproca e di passione per le tradizioni popolari del Sud Italia.

Parallelamente agli studi universitari a Matera, dove frequenta Beni Culturali, Marica approfondisce il legame tra danza, territorio e identità. I corsi di Antropologia Culturale con il professor Francesco Marano rafforzano il suo interesse per la ricerca etnografica: interviste, esplorazioni dei rioni e dei Sassi, studio delle tradizioni locali. Proseguendo negli studi, la sua tesi, seguita dal professor Giuseppe Gala, la porta a confrontarsi con l’etnocoreologia e con il lavoro di uno dei pochi studiosi italiani specializzati nella documentazione audiovisiva delle danze tradizionali, creatore dell’Archivio della Taranta a Firenze. Grazie a questo incontro, Marica sviluppa uno sguardo sempre più oggettivo e consapevole sulla danza lucana, spesso oscurata dal predominio della pizzica pugliese.  Intanto, l’amicizia con Rebecca s trasforma in un legame profondo, quasi come tra sorelle, costruito attraverso viaggi, prove e serate condivise. 

Agape Danze Popolari

Nel 2015 nasce Agape  Danze Popolari, un duo artistico e umano fondato sull’idea di amore incondizionato: il nome deriva dal greco agápē, che indica un amore profondo, disinteressato, la volontà di cercare il bene dell’altro senza aspettarsi nulla in cambio. Agape diventa sintonia perfetta, un solo corpo che danza anche senza guardarsi, frutto di anni di esperienza condivisa, di fiducia reciproca e di passione per le tradizioni popolari del Sud Italia.

Marica Melone

Il Ritmo che Cresce 

Continua una ricerca che fonde tarantelle, tammurriate, pizziche, partecipando anche a culti mariani come quello della Madonna delle Galline a Pagani.

Ogni gesto, ogni passo, ogni movimento del suo corpo è intrecciato con la memoria, il racconto e il territorio: per Marica il gesto non si separa mai dal racconto, il movimento dalla storia, il corpo dal luogo che l’ha vista nascere e crescere.

Oggi lei continua il suo percorso di studi e tra un anno concluderà la sua seconda laurea in Scienze della Formazione Primaria, un traguardo che rappresenta impegno, disciplina e passione.

La scelta di studiare a Matera non è casuale: lei desidera restare vicina alla sua terra e al suo punto di partenza, Satriano di Lucania, un luogo che ha visto crescere i suoi primi passi e che continua a vivere in ogni ritmo della sua vita. Ma c’è anche un motivo più intimo dietro questa decisione: sceglie questo percorso per realizzare il sogno della mamma, che avrebbe voluto diventare maestra ma ha preferito crescere i figli, sacrificando così il suo sogno. In questo senso, la laurea di Marica diventa anche un gesto d’amore e continuità, un modo per onorare chi l’ha cresciuta e sostenuta.

Marica confessa di non sapere ancora dove la porterà tutto questo. Ma una cosa è chiara: la danza conosce già la strada. Cresce piano, insiste nel movimento, e continua a prendere forma.

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