Nata il 28 gennaio 1979 a Satriano di Lucania, Mariella Gagliardi cresce in un luogo che non è solo il suo paese natale, ma un vero e proprio mondo di affetti, tradizioni e cultura.
È proprio questo legame profondo con le sue radici a nutrire, fin dall’infanzia, la sua creatività. Senza mai allontanarsi troppo, Mariella ha trovato nella sua terra tutto ciò che le serviva per coltivare il suo talento.
I PRIMI TRATTI
Il talento di Mariella si manifesta presto, già durante le scuole medie.
È la sua insegnante, Mariolina Lomiento, a cogliere per prima quella predisposizione innata: più che allo studio teorico, Mariella è portata per il fare, per la manualità, per l’arte. La conferma arriva con un compito particolare, un disegno realistico del retro di una carta d’identità che lei realizza con tale cura e precisione da lasciare l’insegnante senza parole. Quel lavoro diventa un esempio per tutta la classe.
Da quel momento in poi, Mariella sente di avere trovato la sua strada. Si iscrive con determinazione all’Istituto Statale d’Arte di Potenza, dove si apre davanti a lei un universo nuovo: laboratori, materiali, tecniche, piccole botteghe artigiane. Niente banchi in fila, ma cavalletti, pennelli, argilla, legno, metallo. Ed è proprio l’argilla, con la sua natura viva e malleabile, a conquistare per prima il suo cuore artistico.
In quegli anni impara le basi fondamentali: il disegno dal vero, le proporzioni, la geometria. Ma soprattutto, apprende tre strumenti che l’accompagneranno per sempre: la linea, la misura, e la pazienza.
l’UMILTÀ DELL’ARTE AUTENTICA
Mariella non si è mai sentita “la migliore della classe”. Non ha mai gareggiato né cercato di primeggiare. “Gli altri avevano più stile”, racconta ancora oggi con una semplicità disarmante.
Eppure, fin da giovane, dimostra una dedizione profonda. La sua arte cresce lontano dai riflettori, senza fretta né competizione, ma con una forza silenziosa: l’autenticità.
Il grande sogno di Mariella era l’Accademia di Belle Arti di Firenze. Avrebbe voluto approfondire, imparare ancora, crescere. Ma, provenendo da una famiglia numerosa sceglie con maturità di non pesare sui propri cari. Rinuncia così al percorso accademico e inizia a lavorare presto.
Ma l’arte, quella, non l’abbandona mai.
Negli anni Novanta partecipa alla prima ondata del progetto Murali ARPEC per Satriano (Arte Per Comunicare), curato da Marisa Russo. All’interno della categoria dedicata alla Vita Agreste, Mariella contribuisce con due opere fondamentali: L’Aratura (1992), realizzata insieme a Maria Giuliano, e Il Bucato (1998).
È proprio attraverso questi murali che avviene il suo primo vero confronto con il mestiere dell’arte pubblica: schizzi preparatori, relazioni tecniche, la paziente applicazione della tecnica dello spolvero. Un’esperienza concreta, intensa, che la forma nel profondo, non solo come artista, ma come donna consapevole del proprio linguaggio espressivo.
La sua coerenza artistica trova nuovi stimoli nella seconda ondata dei dipinti murali coordinati dall’artista Luciano La Torre, fondatore del progetto Arte per la Valle. Lavorando a fianco di Vincenzo Amodeo, Mariella contribuisce alla realizzazione di numerosi murali: Il Fruscio, Il Rumita, Il Moccio in Piazza Abbamonte, i murali del “Moma” (Museum of Modern Art di New York), oltre ad altre opere disseminate tra Satriano e Sant’Angelo.
L’esperienza con La Torre è determinante: da lui apprende non solo tecniche nuove, ma anche una visione più profonda dell’arte, fatta di osservazione, ascolto, empatia.
Mariella conserva quei momenti con affetto e gratitudine: consapevole che hanno segnato una tappa fondamentale nel suo percorso artistico, ma anche umano.
Anche senza mostre ufficiali o un percorso accademico, Mariella continua a dipingere.
Ogni anno, in occasione della lotteria di San Rocco, dona una sua opera: un gesto semplice che, col tempo, è diventato atteso, riconosciuto, quasi rituale.
“C’è chi acquista il biglietto solo per avere la possibilità di vincere “un Mariella Gagliardi”.
La famiglia, il dolore e il ritorno alla tela
Nel 2004 Mariella apre un nuovo capitolo della sua vita: si sposa e poco dopo arrivano i figli, Rocco nel 2005 e Irene nel 2008. Decide di dedicarsi a tempo pieno alla maternità, rallentando i ritmi frenetici per abbracciare la quotidianità domestica. Paradossalmente, è proprio questo tempo più lento e intimo che le permette di ritrovare la strada verso la sua passione: i pennelli. Grazie al sostegno costante della famiglia, in particolare dei genitori e dei suoceri, riesce a ritagliarsi nuovi spazi per sé e per la sua arte.
Nel 2020, però, un dolore immenso la travolge: la perdita della sorella Valentina, a soli 33 anni. Un momento di buio profondo in cui l’apatia prende il sopravvento. Mariella si chiude in sé stessa, circondata da tristezza e lacrime. Ma per amore della famiglia, decide di reagire. Trova rifugio nel suo luogo più sicuro: la tela. Per riuscire a gestire quel momento di dolore da sola, chiede a tutta la sua famiglia di comprenderla e si isola. Con fatica, quasi lottando contro se stessa, ma anche con determinazione, riprende a dipingere quasi ogni giorno. Con musica nelle cuffie e pennelli in mano, riscopre un modo per continuare a vivere.
Quel ritorno all’arte non era stato pianificato, ma si è imposto come un’urgenza interiore, un vero e proprio rifugio.
Oggi: la continua ricerca di sé
attraverso l’arte
Con il passare del tempo, Mariella si è lasciata sempre più affascinare dal realismo, spingendosi fino ai confini dell’iperrealismo. Una tecnica che richiede pazienza, studio meticoloso, una ricerca instancabile dei colori e delle sfumature, l’uso sapiente dell’olio — un viaggio rigoroso ma appassionato, in cui ogni dettaglio prende vita sulla tela.
Ma per Mariella l’arte non è mai una pratica statica: è sperimentazione continua. Scolpisce il legno, crea bassorilievi, incide con il pirografo, plasma la pietra leccese. Disegna nudi, esplora nuovi supporti, si mette sempre alla prova. Per lei, dipingere è un atto terapeutico, una ricerca incessante, una sfida che si rinnova ogni giorno.
“Faccio cose che non so fare… perché le devo studiare,” confida con umiltà. “Questo mi costringe a rimettermi sempre in gioco.”
Forse è proprio questa umiltà, questa volontà di non fermarsi mai, che è il segreto della sua forza.
L’arte, per Mariella, è molto più di una passione: è un dono che dà vita, che crea ponti tra dolore e bellezza, tra silenzi e colori.
Oggi sta ampliando i suoi orizzonti seguendo corsi con il Maestro Javier Arizablo, immersa nell’iperrealismo che l’ha sempre affascinata. In particolare si dedica allo studio del corpo umano e dei nudi, temi mai affrontati prima, ma che ora rappresentano una nuova sfida e una nuova pagina da scrivere nel suo percorso artistico.
In un percorso fatto di sfide e scoperte, Mariella continua a trasformare ogni difficoltà in colore, ogni silenzio in forma, ogni dolore in luce. La sua arte è un viaggio senza fine, una continua ricerca di sé stessa e del mondo che la circonda.
E così, con pennelli in mano e cuore aperto, continua a dipingere la sua vita, fatta di coraggio, autenticità e passione.


























